Concorso Neolaureati Eugenio Rosmann 2026 – Partecipanti
Tutti le tesi ricevute
Il premio dell’Associazione Ambientalista “Eugenio Rosmann” 2026 è rivolto agli studenti neolaureati e ai ricercatori universitari in materie naturalistiche e ambientali
Clicca qui per vedere la commissione giudicatrice
Inseriamo di seguito gli abstract delle tesi ricevute:
Dott.ssa Alessia Vanzin
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI UDINE
Laurea Magistrale in Ingegneria Civile
Valutazione dell’impronta di CO2 di due coperture industriali

La tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio richiedono oggi un profondo cambiamento anche nel modo di concepire la progettazione strutturale. Il settore delle costruzioni `e infatti responsabile di circa il 40% delladomanda di energia primaria e del 36% delle emissioni complessive di gas serradell’Unione Europea, oltre a determinare un elevato consumo di materie prime,risorse idriche e suolo. In questo scenario, il ruolo dell’ingegnere civile non pu`opi`u limitarsi a garantire esclusivamente la funzionalit`a e l’efficienza delle opere, ma deve estendersi alla valutazione degli effetti che ogni scelta progettuale produce sull’ambiente e sul territorio.
La presente tesi nasce con l’obiettivo di dimostrare come la sostenibilità debba diventare un criterio progettuale al pari della sicurezza strutturale. Attraverso l’applicazione della metodologia Life Cycle Assessment (LCA) a due soluzioni alternative per la copertura di un edificio industriale oggetto di riqualificazione, il lavoro integra la tradizionale progettazione strutturale con una valutazione quantitativa degli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita dell’opera, dalla produzione dei materiali fino alla fase di fine vita.
L’analisi evidenzia che la produzione dei materiali rappresenta la fase maggiormente responsabile degli impatti ambientali complessivi e dimostra come tali impatti non dipendano esclusivamente dalla tipologia dei materiali impiegati, ma anche dalle quantità necessarie e dall’efficienza del sistema strutturale. Ne consegue che le decisioni assunte dal progettista influenzano direttamente non solo le prestazioni tecniche dell’opera, ma anche gli effetti che il settore edilizio esercita sull’ambiente. Lo studio evidenzia l’importanza di affermare un diverso approccio alla professione dell’ingegnere strutturista: alle competenze tecniche tradizionali deve affiancarsi la capacità di valutare le conseguenze ambientali delle proprie decisioni mediante strumenti oggettivi come il Life Cycle Assessment. L’ingegnere assume un ruolo attivo nella transizione ecologica del settore delle costruzioni, orientando la progettazione verso soluzioni che riducano il consumo di risorse, le emissioni e l’impatto sul territorio, contribuendo concretamente alla tutela dell’ambiente e alla diffusione di pratiche costruttive più sostenibili.
Dott.ssa Maria Teodoro
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA
Corso di Laurea Magistrale in Environmental Engineering
3D Modelling of Enhanced Groundwater Dynamics in Artificial Salt Marshes of the Venice Lagoon

Le barene sono zone umide costiere che forniscono servizi ecosistemici essenziali, come l’attenuazione del moto ondoso, l’intrappolamento dei sedimenti, la regolazione dei nutrienti e il sequestro del carbonio. Nonostante il loro riconosciuto valore, negli ultimi decenni hanno subito un forte declino, rendendo la loro conservazione e il loro ripristino una priorità a livello globale.
Il ripristino delle barene è una pratica comune per ricreare parte di questi ecosistemi persi negli ultimi decenni a causa di erosione o sommersione. Tuttavia, queste aree spesso risultano prive di vegetazione, poiché la bassa quota dei sedimenti depositati espone la barena a periodi di sommersione più frequenti e prolungati e l’assenza di una rete di canali impedisce un’adeguata desaturazione del suolo. Infatti, i canali svolgono un ruolo fondamentale nelle barene naturali, facilitando il drenaggio delle acque sotterranee quando il livello di marea si abbassa e la superficie emerge al di sopra del livello medio del mare. La presenza di canali interni è riconosciuta come un fattore cruciale per l’insediamento della vegetazione.
Recenti studi sperimentali si sono concentrati sul favorire la formazione di canali nelle barene ripristinate o artificiali. Questo studio si propone di applicare un modello tridimensionale di flusso delle acque sotterranee in condizioni di saturazione variabile per simulare e visualizzare le dinamiche di drenaggio all’interno di una vera barena artificiale nella Laguna di Venezia. Le simulazioni sono state condotte utilizzando il GroundWater Simulator. Inizialmente, la modellazione è stata effettuata su una barena ideale e successivamente su una barena artificiale reale, valutando l’impatto delle reti di canali sull’evoluzione della saturazione e del carico di pressione.
Sono state analizzate sia maree sinusoidali sia maree reali, ed è stata inoltre valutata l’influenza di diverse condizioni al contorno. I risultati hanno mostrato che i canali migliorano significativamente il drenaggio, riducendo la durata della saturazione completa e permettendo alla barena di raggiungere valori di saturazione più bassi. Le simulazioni con regimi di marea reali hanno evidenziato pattern di saturazione più complessi, nei quali solo i picchi di marea più elevati inducono la saturazione dell’intero corpo della barena, mentre la presenza dei canali consente la successiva riduzione del contenuto d’acqua nell’area circostante l’elemento drenante.
Un’analisi di sensibilità del modello ha rivelato che il raffinamento della mesh, aspetto critico nella modellazione dell’evoluzione del contenuto d’acqua in grandi domini tridimensionali, influisce sull’accuratezza dei risultati. Inoltre, como previsto, una maggiore conducibilità idraulica del suolo utilizzato per il ripristino delle barene accelera il drenaggio ed espande l’area desaturata. Nel complesso, questo studio fornisce indicazioni utili per orientare le pratiche di ripristino, migliorando la resilienza delle barene e mitigando gli impatti dell’innalzamento del livello del mare.
Dott. Salvatore Orefice
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI "PARTHENOPE"
Corso di Laurea triennale in Ingegneria Gestionale
Transizione sostenibile nei porti del Sud Italia: impatti ambientali, sociali e modelli di sviluppo

Screenshot
La transizione sostenibile del trasporto marittimo non dipende soltanto dalla disponibilità di tecnologie a basse emissioni, ma dalla capacità dei porti di renderle concretamente utilizzabili. La tesi analizza questa capacità nei sistemi portuali del Mezzogiorno, considerando il porto come punto d’incontro tra nave, rete elettrica, infrastrutture terrestri, imprese e territorio. L’obiettivo è comprendere in quali condizioni elettrificazione, cold ironing, sistemi di accumulo e configurazioni ibride possano ridurre le emissioni e produrre benefici per le comunità portuali: migliore qualità dell’ambiente urbano, minori interferenze con la mobilità locale, nuove competenze e opportunità industriali.
Il percorso di ricerca integra quattro livelli. Il primo esamina le tecnologie di accumulo e i requisiti di sicurezza, gestione dei carichi e compatibilità nave-banchina. Il secondo valuta il passaggio dalla sperimentazione al mercato attraverso costo totale di possesso, impatti lungo il ciclo di vita, modelli di business e finanziamento. Il terzo propone un modello quali-quantitativo di readiness energetico-logistica, costruito mediante analisi documentale, dati di traffico e indicatori energetici, digitali, intermodali, industriali e attuativi. Il quarto approfondisce il porto di Bari come caso urbano e multifunzionale inserito nella filiera pugliese dell’eolico offshore.
Il modello mostra che centralità nei traffici e preparazione alla transizione non coincidono. Augusta-Catania e Taranto presentano i valori di readiness più elevati, sostenuti rispettivamente dalla maturità energetico-infrastrutturale e dal potenziale industriale; Bari-Brindisi si distingue per la componente digitale, mentre il sistema Napoli-Salerno-Castellammare registra il maggiore divario tra pressione operativa e capacità disponibili. I risultati non costituiscono una classifica assoluta, ma una diagnosi delle differenti priorità di intervento. Nel caso di Bari emerge una readiness asimmetrica: digitale e governance sono relativamente avanzate; cold ironing ed elettrificazione sono in evoluzione; ultimo miglio e continuità porto-retroterra restano più critici. Lo scalo può quindi svolgere soprattutto una funzione di coordinamento, servizi e formazione, in complementarità con le vocazioni logistico-industriali di Brindisi e Taranto.
La ricerca conclude che la sostenibilità portuale è una capacità di sistema. Investimenti e progetti producono risultati ambientali e sociali solo quando diventano servizi operativi, sostenuti da reti adeguate, competenze, tempi certi, monitoraggio e coordinamento pubblico-privato. Il framework offre uno strumento trasparente e replicabile per individuare i divari tra obiettivi dichiarati e capacità effettive, orientare le risorse e definire strategie coerenti con il profilo di ciascun porto. La metodologia può essere estesa ad altri sistemi portuali italiani e mediterranei, favorendo modelli di sviluppo nei quali decarbonizzazione, competitività e qualità del rapporto porto-città procedano insieme.
Dott. Giacomo Giorgini Pignatiello
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FOGGIA E SIENA
Dottorato di ricerca in Scienze Giuridiche
La natura come soggetto di diritto
Lezioni dal Sud Globale?

Il superamento dei limiti biofisici che garantiscono la sopravvivenza della vita umana sul pianeta Terra pone nuove rilevanti sfide al costituzionalismo del Terzo millennio. La comparazione giuridica rappresenta in questo senso lo strumento di elezione attraverso cui indagare risposte innovative che possano efficacemente contribuire al superamento della crisi socio-ecologica in corso. La complessità della questione richiede un approccio multi-metodologico, che coniuga analisi di tipo quantitativo a studi qualitativi. Allo stesso modo, l’approccio funzionale agli istituti è contemperato dall’attenzione verso il contesto socio-giuridico, che aiuta a cogliere accanto ai tratti comuni delle fattispecie anche le diversità del sistema in cui queste ultime sono inserite.
Ricostruita nell’ambito della storia delle idee l’evoluzione del rapporto tra essere umano e natura, attraverso l’esplorazione delle principali correnti di pensiero sviluppatesi in seno alla filosofia morale si è cercato di dare conto di alcune delle più importanti alternative elaborate rispetto all’antropocentrismo giuridico e alla sua forza autodistruttiva.
Dopo aver indagato le principali tendenze del costituzionalismo contemporaneo, che sempre più tende in relazione alle questioni lato sensu ambientali ad assumere un tono globale, trasformatore ed ecologico, segue un’analisi dei diritti della natura. Accanto alla dimensione teorica delle soggettività giuridiche post-umane, che rappresenta lo strumento “tecnico” attraverso cui emancipare nuovi valori reputati rilevanti per la società e dunque ritenuti meritevoli di tutela, vengono analizzati gli ordinamenti che hanno effettivamente riconosciuto i diritti della natura.
Individuati aspetti positivi e negativi emersi nell’attuazione di tali nuovi istituti giuridici, si è tornati al contesto europeo, che rappresenta in questa sede il punto di vista privilegiato dell’osservatore. Brevemente tratteggiate le caratteristiche del costituzionalismo ambientale europeo, ci si è dunque soffermati sulla recente riforma costituzionale italiana dell’ambiente (l. cost. n. 1 del 2022). Si è cercato così di comprendere, in un panorama giuridico fortemente globalizzato ed interconnesso, quale quello odierno, quali lezioni l’ordinamento italiano possa trarre dagli ordinamenti che hanno adottato i diritti della natura.
All’esito della trattazione si giunge a ritenere che un cambio radicale di paradigma risulta essere urgente e necessario. Similmente a quanto avvenuto in diversi Paesi del Sud Globale, il riconoscimento di autonoma dignità giuridica agli elementi della natura rappresenta una sfida culturale che può contribuire, anche nel Nord Globale, a superare quell’antropocentrismo giuridico che ha causato l’attuale situazione di degrado ambientale in favore di un umanesimo ecologico, che contempli e tuteli, oltre alla dimensione individuale e sociale, anche quella biologico-naturale della vita, in ossequio ad una concezione olistica del rapporto che lega essere umano e natura.
Dott.ssa Martina Albuzzi
UNIVERSITÀ DI TRENTO
Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza
Animali non umani e ordinamento giuridico: tra senzienza riconosciuta e soggettività negata
La crescente attenzione riservata agli animali non umani rappresenta uno dei più significativi sviluppi del diritto contemporaneo. Il diritto dell'Unione europea ne riconosce la natura di esseri senzienti (art. 13 TFUE) e anche l'ordinamento italiano ha progressivamente rafforzato la loro tutela, in particolare con la riforma dell'art. 9 della Costituzione del 2022 e con la L. 6 giugno 2025, n. 82, che ha ricondotto la tutela penale all'animale in sé e non più al solo sentimento umano nei suoi confronti. Nonostante tali progressi, gli animali continuano a essere ricondotti, nelle categorie fondamentali del diritto privato, al regime dei beni.
La ricerca analizza le ragioni storiche e teoriche di questa impostazione, evidenziando come il criterio della specie, ereditato dalla tradizionale dicotomia persona/res e riconducibile alla nozione di specismo, abbia inciso sulla costruzione giuridica del rapporto tra esseri umani e animali. Vengono quindi esaminati i principali modelli di tutela sviluppati dal diritto contemporaneo (il welfarismo, il paradigma della dignità animale e l'integrazione tra tutela animale e tutela ambientale) mettendone in luce i progressi, ma anche i limiti derivanti dal permanere della qualificazione dell'animale come oggetto di diritto.
Particolare attenzione è dedicata al rapporto tra protezione degli animali e tutela dell'ambiente, oggi sempre più strettamente connesse nelle politiche nazionali e sovranazionali. La salvaguardia della biodiversità e degli ecosistemi richiede infatti una crescente valorizzazione degli interessi degli animali, non soltanto come componenti dell'ambiente, ma anche come individui senzienti.
Attraverso un'analisi comparata, la tesi ricostruisce le principali esperienze giurisprudenziali in materia di soggettività animale. In Argentina, alcuni animali, tra cui l'orangutana Sandra e la scimpanzé Cecilia, sono stati qualificati come sujetos de derecho no humano; in Ecuador, il caso Estrellita ha riconosciuto diritti agli animali selvatici sulla base dei Derechos de la Naturaleza. Negli Stati Uniti, invece, il caso Happy si è concluso con il rigetto della richiesta di riconoscimento della soggettività, mentre in Brasile il caso della scimpanzé Suíça ha rappresentato il primo tentativo di estendere l'habeas corpus a un animale.
La ricerca conclude che l'attuale ordinamento non impone necessariamente di mantenere gli animali nell'esclusiva categoria degli oggetti di diritto. Piuttosto che prospettare una piena equiparazione alla persona humana, propone il riconoscimento di una forma graduata di soggettività giuridica, fondata sull'attribuzione di specifiche posizioni giuridiche, come la possibilità di vedere rappresentati in giudizio i propri interessi, calibrate sulle caratteristiche etologiche e cognitive delle diverse specie. Tale soluzione consentirebbe di rafforzare concretamente la tutela degli animali e di renderla coerente con la loro riconosciuta sensibilità, senza alterare l'impianto fondamentale dell'ordinamento.




